Giorni febbrili per il mondo del non profit!

Dopo il riconoscimento di ASSIF – Associazione Italiana Fundraiser nell’elenco delle associazioni professionali non regolamentate dal Ministero dello Sviluppo Economico, il 20 febbraio 2015 è stato presentato a Forlì il primo censimento in Italia sulla figura del fundraiser!

Questa figura professionale, all’estero, ha assunto da tempo uno status riconosciuto e indipendente, mentre nel nostro paese il professionista della raccolta fondi è ancora, per lo più, una specie di sconosciuto: lo studio, condotto da Philanthropy Centro Studi e Doxa Spa in collaborazione con ASSIF, è stato fortemente voluto proprio per delineare al meglio il profilo di un professionista che, al contrario, è altamente qualificato.

Le ultime rilevazioni Istat hanno attribuito al terzo settore un peso specifico di 64 miliardi di euro, contando 300 mila organizzazioni, 681 mila dipendenti e 4,7 milioni di volontari nel mondo: è in un un mercato in ascesa come quello del non profit che ci inseriamo noi fundraiser.

I risultati del censimento, condotto su un campione di 1000 fundraiser italiani volontari, mostrano che l’età media del professionista della raccolta fondi si attesta su circa 40 anni, di cui il 64,7% è rappresentato da donne; viene principalmente dal mondo accademico, con una prevalenza per i laureati in Scienze Politiche e il 36% possiede un dottorato o ha seguito un master; solo una scarna minoranza svolge l’attività a titolo non retribuito (cioè a livello puramente volontario). In termini di raccolta fondi, le regioni che raccolgono di più sono la provincia autonoma di Bolzano, la Lombardia e l’Emilia Romagna; le ONP più attive sono comitati e enti ecclesiastici. Gli strumenti più utilizzati per fare fundraising sono il sito e internet e le brochure informative, ma il 31% non usa ancora nessuno strumento di comunicazione! La modalità preferita di fundraising pare essere il contatto diretto, il che conferma l’elevata importanza del capitale relazionale.

Il mondo della raccolta fondi quindi è un contesto lavorativo che mostra una crescita costante; questo studio ha avuto l’obiettivo anche di «individuare con precisione chi e quanti siano i professionisti che orbitano nelle posizioni lavorative attinenti alla raccolta fondi, anche per fissare le basi di un’osservazione longitudinale che permetta nel prossimo futuro di registrare gli spostamenti interni al settore» (cit. Valerio Melandri)