Il 20 febbraio 2026 a Roma, l’ASSIF Day 2026 — l’incontro annuale dei soci di ASSIF – Associazione Italiana Fundraiser — ha scelto un titolo che è stato molto più di una dichiarazione di intenti: “Fundraiser al centro: crescita professionale, benessere e inclusione”. Non uno slogan. Una promessa rispettata.

Il tema era infatti già emerso con forza all’assemblea dei soci nel maggio scorso a Perugia, rimbalzando poi sulle nostre bacheche di Linkedin, nelle conversazioni tra colleghi, nei gruppi di lavoro. Un vero e proprio vaso di Pandora che si è aperto: Assif ha decido di guardarci dentro e iniziare ad occuparsi seriamente di questo tema, istituendo anche una delega dedicata alla Crescita Professionale, al Benessere e all’Inclusione.

Mettere i fundraiser al centro significa parlare di benessere, equilibrio personale, gestione delle emozioni, crescita professionale, riconoscimento del valore del nostro lavoro. Per troppo tempo abbiamo parlato — giustamente — di obiettivi, campagne, risultati.
Quest’anno abbiamo scelto di parlare anche di noi. È stato un cambio di prospettiva potente.

L’evento di venerdì si è aperto con gli interventi della Presidente Michela Gaffo e di Pietro Addis, che hanno ribadito un punto fondamentale:

Il fundraising richiede competenze sempre più specializzate, adattamento continuo e una forte motivazione personale. Ma tutto questo ha un costo. Spesso silenzioso. Stress, burnout, fatica emotiva. Temi che non possono più restare ai margini.

Quello che emerge è che il Terzo Settore in generale non è immune da dinamiche organizzative poco sane. E nemmeno il mondo dei fundraiser: parliamo spesso di sostenibilità economica, ma esiste una sostenibilità umana e organizzativa che è altrettanto decisiva. Organizzazioni sane generano impatto migliore. Team valorizzati costruiscono relazioni più solide con i donatori. Fundraiser riconosciuti e sostenuti restano, crescono, innovano. E questo riguarda tutti: enti, consulenti, associazioni di categoria.

Dopo i saluti istituzionali, il primo intervento ha aperto una riflessione provocatoria:
“Se anche l’empatia diventa artificiale”, con Fabio Padoan, CEO & Founder di Meaningfool. Un contributo che ha interrogato il rapporto tra intelligenza artificiale, comunicazione e autenticità relazionale: un tema centrale per chi lavora nel fundraising, dove l’empatia non può essere ridotta a tecnica.

Il dialogo tra impresa e Terzo Settore è stato al centro dell’intervento “L’impresa del benessere” con Simona Petrozzi, Presidente Imprenditoria Femminile della Camera di Commercio di Roma e Presidente Terziario Donna ConfCommercio Roma, in confronto con Pietro Addis. Un passaggio importante: il benessere organizzativo non è un tema “soft”, ma una leva strategica anche per il mondo imprenditoriale.

A seguire, Daniele Cinà, Head of Digital Communications del Sindaco di Roma, insieme a Francesca Cerutti, ha presentato il metodo “Cestó”: un esempio concreto di narrazione pubblica capace di raccontare una città che cambia, mostrando come lo storytelling istituzionale possa generare coinvolgimento reale.

La tavola rotonda “Professione fundraiser: competenze, opportunità e sfide”, moderata da Valentina D’Amelio, ha portato al centro il tema del posizionamento professionale. Con Diego Maria Ierna, cofounder di Job4Good, e Paola Sinigaglia, psicologa del lavoro e fundraiser, si è parlato di mercato del lavoro, competenze richieste, riconoscimento economico e maturità professionale.

A guidare la giornata è stata Elena Inversetti, giornalista e comunicatrice sociale, che ha accompagnato gli interventi con uno sguardo attento al valore culturale e professionale del tema.

Il pomeriggio ha tradotto la riflessione in pratica attraverso tre masterclass parallele:

  • “Quanto vali davvero come fundraiser (e come farlo riconoscere)”, con Diego Maria Ierna, dedicata al valore professionale e agli strumenti per posizionarsi nel mercato del Terzo Settore.

  • “Benessere con intenzione”, con Lisa Di Donato, psicologa del lavoro e coach, per riportare consapevolmente il benessere al centro attraverso pratiche concrete.

  • “Con-Tatto”, con Riccardo Bellomaria, pedagogista teatrale, una masterclass di teatro sociale e di comunità per esplorare le relazioni attraverso il corpo e le emozioni.

La giornata si è chiusa con uno sguardo alle sfide dell’anno, insieme alla Presidente Michela Gaffo e a Matteo Lobbiani, CoFounder di Nextbit, e con la festa del tesseramento ASSIF: un momento simbolico ma significativo, perché una comunità professionale cresce quando le persone scelgono di esserci.

Il lavoro è proseguito poi nel residenziale di Ostia con il direttivo, i referenti territoriali e i gruppi tematici. È lì che abbiamo percepito davvero quanta energia e quante idee stiano prendendo forma e diventeranno iniziative concrete nei prossimi mesi, motivo per cui come Terzofilo vogliamo continuare ad esserci.

Far parte di ASSIF – Associazione Italiana Fundraiser non significa solo investire sulla propria crescita professionale. Significa entrare in una comunità che si confronta davvero. E se crediamo che il fundraising sia fatto di relazioni, il primo spazio in cui coltivarle è la nostra comunità professionale.

Ci vediamo a Genova il 15 e 16 maggio 2026 per l’Assemblea annuale dei soci