L’Art Bonus torna al centro del dibattito politico e culturale. Alla Camera dei Deputati si è discusso nelle scorse settimane di una nuova proposta di legge che interviene su un punto cruciale della misura: l’allargamento della platea dei soggetti beneficiari. Ricordiamo cosa è Art Bonus:
introdotto nel 2014 con il Decreto-Legge 83/2014, l’Art Bonus è un credito d’imposta pensato per incentivare le erogazioni liberali a sostegno della cultura e dello spettacolo. Consente a chi dona (cittadini, imprese, enti non commerciali) di recuperare fino al 65% dell’importo versato sotto forma di credito fiscale nei tre anni successivi alla donazione.
Oggi il tema non è tanto la conferma dello strumento – che in poco più di dieci anni, ha permesso di raccogliere oltre un miliardo di euro a favore del patrimonio culturale italiano – quanto la possibilità di ampliarne il raggio d’azione.
Le possibili nuove categorie
La proposta di legge attualmente in esame prevede l’estensione dell’Art Bonus a nuove tipologie di enti. Tra le categorie che potrebbero rientrare nella misura troviamo:
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ETS, fondazioni e associazioni riconosciute per interventi di conservazione, restauro e manutenzione di edifici, ville, parchi e giardini storici dichiarati di interesse culturale;
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Enti ecclesiastici o fabbricerie per interventi su chiese, monasteri e luoghi di culto, oppure su biblioteche, archivi e musei;
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Enti dotati di personalità giuridica (pubblica o privata) che organizzano manifestazioni e festival culturali di particolare rilevanza nazionale o internazionale, con attenzione a settori come archeologia e arte contemporanea;
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Istituti e luoghi della cultura pubblici o privati appartenenti al Sistema museale nazionale, per lo svolgimento delle attività istituzionali;
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Istituti culturali destinatari di contributi ai sensi della legge n. 534/1996 e di leggi speciali;
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Comitati ed edizioni nazionali istituiti ai sensi della legge n. 420/1997 e di leggi speciali;
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Archivi e musei d’impresa aderenti a Museimpresa, per lo svolgimento di attività culturali rivolte al pubblico.
Se approvato, l’ampliamento non rappresenterebbe soltanto un aggiornamento tecnico della norma, ma una ridefinizione significativa dell’ecosistema culturale che può accedere a questa leva fiscale. Per molti enti si aprirebbero nuove possibilità per coinvolgere donatori privati.
Da leva fiscale a strumento di coinvolgimento dei donatori
È importante chiarire un punto: l’accesso all’Art Bonus non si traduce automaticamente in maggiori risorse. L’Art Bonus può diventare un acceleratore di relazioni e sostenibilità. Ma, come ogni strumento, richiede metodo.
In questi 11 anni abbiamo visto organizzazioni limitarsi ad “attivare” la misura, pubblicando il progetto sulla piattaforma ministeriale e aspettando le donazioni. Ma l’Art Bonus funziona davvero quando diventa oggetto di una vera e propria Campagna Art Bonus, costruita con metodo, obiettivi chiari, ma soprattutto con una proposta di valore credibile e una pianificazione di azioni di relazione e comunicazione adeguati a coinvolgere le diverse categorie di possibili donatori. Quando si trasforma in un percorso di relazione, comunicazione e fundraising pensato strategicamente e non solo un adempimento amministrativo.
Funziona quando:
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è sostenuta da un piano di coinvolgimento di imprese, fondazioni e donatori individuali;
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si integra nella strategia complessiva di fundraising dell’ente;
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è accompagnata da una comunicazione orientata all’impatto e alla trasparenza che colleghi interventi, mission e benefici per il territorio;
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prevede momenti di coinvolgimento e valorizzazione dei sostenitori.
Il beneficio fiscale è una leva potente. Ma è la qualità della strategia a trasformarlo in raccolta fondi reale. Senza visione e pianificazione, il rischio è che resti un’opportunità sulla carta. Con una Campagna Art Bonus strutturata, può invece diventare un acceleratore di relazioni e sostenibilità nel medio-lungo periodo.
La differenza tra una semplice attivazione dell’Art Bonus e una Campagna Art Bonus di successo sta tutta qui: non si tratta solo di “attivare” uno strumento, ma di costruire relazioni capaci di durare e generare valore reale nel tempo.
Come Terzofilo affianchiamo le organizzazioni culturali nella costruzione di strategie di fundraising solide e sostenibili, comprese le Campagne Art Bonus. Ogni percorso parte da un ascolto: se vuoi capire come integrare questo strumento nella tua strategia, possiamo confrontarci. Scrivici a info@terzofilo.com.
