Lasciti solidali tra fiducia, speranza e storie di dono: un percorso da costruire insieme

Parlare di lasciti solidali significa costruire fiducia ed entrare in relazione con le storie delle persone, con ciò che per loro conta e con il futuro che desiderano contribuire a costruire. La ricerca 2026 di Walden Lab per il Comitato Testamento Solidale – presentata il 10 settembre a Roma durante l’evento “Effetto domino: la generosità che muove il mondo” – offre alle organizzazioni non profit nuovi spunti per coltivare la fiducia, accogliere le domande e accompagnare scelte consapevoli su questo tema delicato. L’incontro è stato promosso in occasione della Giornata Internazionale del Lascito Solidale del 13 settembre, con il patrocinio del Consiglio Nazionale del Notariato.

Presentazione della ricerca 2026 sui lasciti solidali a Palazzo Rospigliosi a Roma

Lasciti solidali e fiducia nelle organizzazioni

Il 78% degli italiani dichiara di conoscere il lascito solidale, ma il 52% si sente poco o per nulla informato sulle procedure per realizzarlo. Tra averne sentito parlare e sentirsi pronti a valutare questa possibilità c’è uno spazio che le organizzazioni non profit possono contribuire a rendere più comprensibile, attraverso l’informazione e l’ascolto.

Per il 47% degli italiani, il tempo dedicato agli altri è il gesto che meglio rappresenta la generosità. Seguono il supporto emotivo, indicato dal 44%, e il volontariato a favore di un’organizzazione non profit, dal 43%. È un punto di partenza nel quale ci riconosciamo: il fundraising prende forma nelle relazioni, nella partecipazione e nella possibilità di sentirsi parte di una causa. Nella vita delle organizzazioni questo accade ogni giorno. C’è chi mette a disposizione competenze, chi dedica tempo, chi dona e chi aiuta a far conoscere un progetto. Ogni contributo ha un valore proprio e merita di essere riconosciuto e curato.

Parlare di lascito solidale può inserirsi in questo dialogo: offrire alle persone la possibilità di conoscere un modo per dare continuità ai valori e alle cause che sentono vicini.

Una maggiore apertura da accompagnare con cura

Tra gli over 50, il 23% ha già previsto o prenderebbe in considerazione un lascito solidale: la propensione è sostanzialmente stabile rispetto al 2025, quando era al 22%, e quasi raddoppiata rispetto al 12% del 2018. Questo dato comprende situazioni diverse: chi ha già compiuto la scelta, pari al 2,5%, e chi si dichiara disponibile a valutarla. Un ulteriore 29% degli over 50 è ancora indeciso.

Per un’organizzazione, questi numeri possono diventare un’occasione per interrogarsi sulla propria capacità di accogliere l’interesse delle persone. Se qualcuno ci chiedesse informazioni su un lascito, sapremmo a chi indirizzarlo? Avremmo materiali comprensibili da condividere? Riusciremmo a dedicargli il tempo e l’attenzione necessari? Sono domande semplici, che aiutano a capire da dove partire.

La ricerca mostra inoltre che la familiarità con gli aspetti pratici del lascito è ancora limitata e che persistono anche alcune convinzioni: il 40% degli italiani lo associa soprattutto a chi non ha figli o altri eredi diretti e il 32% a chi possiede grandi patrimoni.

La fiducia si coltiva nel lavoro di ogni giorno

Nella scelta dell’organizzazione a cui destinare un lascito, contano

  • l’affidabilità nella gestione delle risorse, indicata dal 43%,
  • la trasparenza, dal 34%,
  • e la capacità di dimostrare l’efficacia concreta degli interventi, dal 30%.

Sono aspetti che riguardano tutta la comunicazione dell’ente e che ci ricordano che è importante prendersi del tempo per verificare come raccontiamo l’utilizzo delle donazioni, ma anche quanto rendiamo comprensibili i risultati raggiunti e quale attenzione dedichiamo alle persone che ci scrivono?

Ogni aggiornamento su un progetto, ogni occasione di incontro e ogni risposta contribuiscono alla qualità della relazione.

Raccontare l’impatto di quello che l’organizzazione non profit realizza significa aiutare chi ci sostiene a vedere che cosa il proprio contributo rende possibile e a comprendere la direzione del nostro lavoro.

È su questa conoscenza reciproca che può crescere anche il desiderio di sostenere il futuro dell’organizzazione.

«I dati confermano che la cultura del lascito solidale cresce, ma c’è ancora un divario tra notorietà e conoscenza pratica. – ha dichiarato nel corso dell’evento , Consigliere Nazionale del Notariato con delega al Notariato per il Sociale – È fondamentale chiarire che la legge italiana tutela sempre i familiari stretti attraverso la quota legittima: il testamento solidale incide solo sulla quota disponibile, permettendo di sostenere grandi cause sociali senza sottrarre nulla alla sicurezza dei propri cari. Non servono patrimoni ingenti, basta anche un piccolo bene o una somma contenuta. Redigere un testamento – olografo o pubblico – non è un atto di distacco, ma un gesto di grande responsabilità che dona certezza ed evita futuri contenziosi, con la garanzia che l’atto rimane sempre modificabile. Informarsi non vincola a nulla, ma offre la libertà di scegliere in modo consapevole».

L’ORIENTAMENTO A FARE TESTAMENTO

Fonte: ricerca Walden Lab per il Comitato Testamento Solidale, 2026

Raccontare i lasciti solidali e l’effetto domino delle storie

Effetto domino: la generosità che muove il mondo”, il titolo dell’evento di presentazione della ricerca, richiama anche il valore delle testimonianze. Raccontare le storie di persone che hanno scelto un lascito solidale può aiutare altre a riconoscersi nelle loro motivazioni e ad avvicinarsi a questa possibilità.

Per le organizzazioni significa dare spazio alla voce di chi dona: al legame con la causa, ai valori che desidera trasmettere e al futuro che vuole contribuire a costruire. Storie autentiche, raccolte e condivise con consenso e sensibilità, possono suscitare domande e aprire nuovi dialoghi, nel rispetto dei tempi e della libertà di ciascuno.

Per farlo è importante scegliere parole accessibili, spiegare con chiarezza e rendere facile il contatto con l’organizzazione. Una pagina sul sito, una guida e un referente riconoscibile possono essere i primi strumenti di questo percorso. Anche il modo in cui presentiamo questi strumenti conta: chi cerca informazioni deve potersi sentire libero di approfondire, fare domande e prendersi il proprio tempo.

Per approfondire gli aspetti giuridici, è importante prevedere il coinvolgimento di professionisti competenti ovvero i notai.

Un percorso su misura per la propria organizzazione

Dare spazio alle storie di chi dona è parte di una comunicazione orientata al fundraising capace di avvicinare le persone alla causa e rendere comprensibile il valore del loro contributo.

Ma come iniziare a lavorare sui lasciti solidali? Il primo passo è guardare alla propria realtà: alle relazioni già costruite, alle competenze presenti e al tempo che si può dedicare a questo ambito. Può essere utile partire dalla formazione del gruppo di lavoro, individuare una persona di riferimento e verificare i materiali disponibili. Da qui si possono definire obiettivi concreti e introdurre il tema nella comunicazione con gradualità e continuità.

Ogni organizzazione ha il proprio punto di partenza: riconoscerlo aiuta a costruire un percorso sostenibile, rispettoso delle persone e coerente con le risorse dell’ente. In Terzofilo partiamo da questo ascolto per affiancare le organizzazioni nella strategia e nella comunicazione orientata al fundraising, trasferendo strumenti e competenze che possano restare nel tempo.

Se vuoi capire come iniziare o rafforzare un percorso sui lasciti solidali nella tua organizzazione, siamo pronte ad ascoltarti.

Scrivici a info@terzofilo.com.

Fonte dei dati: ricerca Walden Lab per il Comitato Testamento Solidale, comunicato stampa del 10 settembre 2026. Indagine condotta a giugno 2026 con metodo CAWI su un campione rappresentativo di 1.231 italiani maggiorenni, con approfondimenti su donazioni e lasciti nei sottocampioni di 25 anni e più e di 50 anni e più. Le riflessioni operative sono a cura di Terzofilo.